Anna La Rosa, l'intervista di "Pocket" - Anna La Rosa
Blog Image

Anna La Rosa, l’intervista di “Pocket”


Il giornalismo maschilista, le epurazioni a viale Mazzini, le pagelle ai politici, le amicizie celebri, l’amore per la filosofia. Il diario Massimo di Anna La Rosa

Ci sono tre cose da evitare con cura: l’odio, l’invidia, il disprezzo. Solo la saggezza può mostrarci come realizzare questo intento Anna La Rosa è tornata alle origini affidandosi a Seneca. Il coup de foudre tra lei e la filosofia, scoccato ai tempi del liceo, ha ripreso vigore negli ultimi anni. La direzione delle Tribune e Servizi parlamentari a Saxa Rubra, le Lettere a Lucilio sul comodino di casa. La conduttrice di Telecamere non re-plica ad attacchi e critiche, che periodicamente le vengono rivolti per il suo modo di approcciare i politici, giudicato da alcuni troppo “accomodante”, e trova rifugio nel dialogo con i maestri dello stoicismo. Non ha ancora rag¬giunto [apatia, ma è convinta di essere sulla strada giusta. Modi gentili, toni pacati, risposte meditate. L’intervista con la conduttrice di Telecamere si trasforma in elogio della lentezza: 140 minuti di dialogo tra aneddoti (molti), nomi (pochi), citazioni (alcune). Ne è passato di tempo dal suo esordio come giornalista parlamentare, prima all’AdnKronos, poi al Tg2, anche come quirinalista durante il mandato di Cossiga (il rapporto professionale col Picconatore si è poi trasformato in amicizia). E’ stata la prima donna ad apparire sul piccolo schermo non come mezzobusto del tg o presentatrice in un programma di intrattenimento, ma come ideatrice, autrice e conduttrice di una trasmissione politica. Della prima puntata di Telecamere, andata in onda giusto dieci anni fa, ricorda soprattutto i timori della vigilia. Fugati a fine trasmissione: il primo a chiamarmi dopo la messa in onda fu Giovanni Minoli, un maestro del giornalismo, che mi tranquillizzò: “Ce l’hai fatta”. Da allora la strada è stata in discesa. Per me, non per tutte le donne del giornalismo televisivo.

“C’è un po’ di maschilismo nell’ambiente?

“Basta accendere la tv: le donne sono quasi tutte belle; la maggior parte degli uomini brutti”.

Chi?

“Nomi non ne faccio, ma ce ne sono tanti, anche nei tg”

Una discriminazione estetica?

“Si. Sembra che una telegiornalista possa essere accettata solo se alta e magra, lo, ad esempio, dopo il parto mi sono ritrovata in sovrappeso, ma ho continuato ad andare in video. La cosa scatenò ironie e prese in giro. Per un uomo è diverso: si guarda alla professionalità, non all’aspetto. Mi auguro che in futuro lo stesso criterio sia applicato alle donne”

Come si vince questa battaglia?

“Con l’esempio. Quando sono arrivata a dirigere i servizi parlamentari ho conosciuto una giornalista bravissima ma con qualche chilo di troppo, Stefania Pennacchini. L’ho praticamente obbligata ad andare in video, ma che fatica”.

Sei per l’annullamento delle differenze tra uomini e donne?

“No, le pari opportunità a livello professionale non debbono farvenirmeno le diversità. Mi sono sempre sentita lontana da donne con un piglio troppo maschile”.

Nomi?

“Marisa Bellisario, Lucia Annunziata“.

Tu invece…

“La femminilità è un valore, lo e mia figlia Allegra, che oggi ha 12 anni, abbiamo sempre preferito la gonna ai pantaloni, la seta alla lana. Guarda Letizia Moratti: si è dimostrata un’ottima presidente Rai, rigorosa, professionale, ma non ha mai rinunciato all’eleganza, ai tailluer e ai top di seta”.

Ma c’è stato un periodo in cui preferivi i pantaloni.

“Si, al Liceo un supplente di Lettere, Luca Codignola, figlio di Ernesto, mi fece scoprire i libri di Trotzky. Ne fui talmente conquistata che giravo sempre in jeans e maglietta col suo volto stampato. Avevo anche il mito di Che Guevara. Anzi, a dire il vero quello è vivo ancora oggi. La sua effigie campeggia nel salotto di casa. E lo scorso anno ho fatto quasi un pellegrinaggio a Cuba…”.

Non ad Arcore?

“Berlusconi è un politico che stimo. Ma come lui mi piacciono Diliberto, Bertinotti, Fini, Casini”.

Ok, tanti. Ma torniamo agli anni ’70, quando da trozkysta sei diventata socialista.

“Ho incrociato Riccardo Lombardi e l’ho seguito. E’ stato un passaggio naturale”.

Anna La Rosa, come hai vissuto la caduta di Craxi?

“Con coerenza. Non rinnegando una persona che in tanti hanno abbandonato. Per passare armi e bagagli dalla parte dei suoi carnefici”.

Il Pds?

“Il dopo Craxi ha cambiato la vita di tante persone, io fui epurata dal Tg2, dopo la maternità mi fu addirittura tolta la tessera parlamentare. Altri giornalisti per non correre rischi salirono sulla gioiosa macchina da guerra di Occhetto”.

E tu?

“Trovai ospitalità a Raidue con un distacco, sotto la direzione di Galimberti. Poi con la Moratti diventai capostruttura, ma nel ’96 arrivarono Iseppi, Siciliano e Freccero”.

Nuova retrocessione?

“Considero Freccero un genio, una persona che sa fare la tv come poche (e spero torni a farla presto). Ma questo non mi impedisce di ricordare che dalla sera alla mattina smembrò la mia struttura in tre: rubriche, informazioni, speciali, affidate a Simona Gusberti, Sara Scalia e Michele Mezza. Per me non c’era più posto. Ma non era finita. Dopo qualche mese mi fu comunicato che Telecamere era stata cancellata da Raidue. Mi spostai su Raitre la domenica a mezzanotte. Ma ho accettato le decisioni della direzione senza lamentarmi, anche se ne avrei avuto motivo. In mezzo a tanti ex “amici” che hanno abbandonato la nave c’è però chi mi è rimasto vicino: Gianluca Nicoletti è stato fra questi”.

Fatto sta che Freccero pur lavorando in Rai da tre armi e a riposo forzato.

“A Freccero dico che il mondo gira e che quando si arriva a fare il direttore non è bello epurare. Lui lo ha fatto perché rispondeva a degli input politici”.

Scarica qui l’intervista in pdf