Anna La Rosa, il gioco del Potere: l'intervista di "Diva" - Anna La Rosa
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Anna La Rosa, il gioco del Potere: l’intervista di “Diva”


Lo studio del primo direttore donna della testata Tribune Servizi Parlamentari della Rai non manca di un tocco di femminilità: tappeto rosso come le poltroncine, quadri portati da casa, oltre a pile di libri, documenti, cassette. Tailleur nero, trucco perfetto, Anna La Rosa è impegnatissima con Alice e le altre (in onda giovedì su Raidue alle 21) e con Conferenza Stampa, intervista in diretta ai protagonisti della politica italiana. «Alice prende il nome dalla storia che amavo raccontare a mia figlia Allegra», spiega la conduttrice. «L’ho scelto come titolo del programma perché rappresenta chi sa meravigliarsi: voglio dare voce a quella capacità di stupore che ognuno di noi si porta dentro, affrontando temi di attualità».

Lei è calabrese di Gerace. Come nasce la sua passione per il giornalismo?

«A Gerace è nata la mia curiosità, grazie a una donna meravigliosa, nonna Rosa, che fin da piccola, mi ha insegnato a guardare oltre, a non fermarmi davanti all’apparenza. Doria, dove vivevo, era un paese dove c’era anche molta miseria, di qui la voglia di combattere le ingiustizie. Nonna Rosa è morta quando avevo 28 anni. Da ragazza volevo fare la hostess, poi la missionaria, poi l’insegnante. Mi piaceva l’idea di andare via da lì per poi tornare, cosa che faccio appena posso. La passione per il giornalismo attiene più alla parola scritta che al video, in genere mi piace più ascoltare che parlare. Quando devo scrivere un pezzo, uso la penna stilografica, con inchiostro nero o bordeaux, scrivo sui quaderni a righe, che conservo, e anche molte lettere. Adesso che ci penso ho cominciato a scrivere lettere a mia figlia quando Silvana Giacobini, allora direttore di Gioia chiese a me e ad altre madri di scrivere una lettera ai figli. Trovavo difficile, allora, comunicare i miei sentimenti a mia figlia appena nata e tanto desiderata. Da allora ho scritto tante lettere ad Allegra, alcune le ha lette, altre le leggerà»

Oggi, lei è direttore della testata servizi parlamentari, ha inventato Telecamere due anni prima di Porta a porta: è diventata una donna di potere. Arrivare bambina da un piccolo paese calabro nella capitale e sentirsi emarginata ha fatto nascere questa voglia di riscatto?

«Non mi ritengo una donna di potere nell’accezione comune. Il potere per me non è un fine, ma uno strumento e per essere uno strumento utile, deve essere trasparente, democratico. Il potere che mi riconosco è poter fare delle cose, mettere a servizio di altri quello che so fare. Uomini e donne di potere, cioè politici, uomini di governo, coloro che rivestono cariche istituzionali, sono tali se riescono a realizzare qualcosa per il loro Paese».

Come ha costruito la sua carriera?

«Con fatica. Non dico lavoro, ma proprio fatica. La fatica di leggermi gli atti più importanti del Parlamento, le indagini conoscitive della Commissione antimafia piuttosto che servizi sociali. Per chi fa il direttore è indispensabile sapere tutto dell’argomento da trattare. D’altra parte, è un privilegio per chi fa il giornalista venire pagati per imparare nuove cose, per leggere, per scrivere. Non credo al successo senza fatica, lo dico sempre ai miei giornalisti».

La cosa che la infastidisce di più?

«Quando cercano di incasellarmi in un’ideologia. Una categoria nella quale non mi ri-conosco è la vocazione a seguire il potente di turno».

È religiosa?

«Molto, ma non bigotta, credo che tutti possano sbagliare e cambiare idea».

Che cosa non tollera Anna La Rosa?

«Chi non riconosce mai di aver sbagliato, chi non sa chiedere scusa. A me alleggerisce. Scusarsi è un segno di forza, non di debolezza».

Nel privato, il suo rapporto con il dolore?

«Non ho paura per me, ma per chi amo, per mia figlia. Nella vita ho avuto due grandi dolori: mio padre, morto sei anni fa, il 26 dicembre all’improvviso, avevamo appena festeggiato il Natale insieme. Ci sono state tante cose che non gli ho detto e che non posso più dirgli, come che avevo capito tanti suoi errori. Poi, anni fa, per un intervento chirurgico banale, sono stata malissimo per 45 giorni, la prognosi era riservata, Allegra aveva tre anni, mi veniva a trovare tutti i giorni e io mi facevo trovare truccata e sorridente. Dentro di me, mi chiedevo:”Domani rivedrò mia figlia?”. Ed ero felice, quando la rivedevo: così giorno dopo giorno sono guarita. Ho imparato da allora a vivere un giorno alla volta, ad assaporare ogni momento. Penso al libro Un altro giro di giostra di Terzani. Io spero di godermi tutti i giri di giostra, siano tanti o pochi, che la vita mi riserva. E per me un giro di giostra è fare una passeggiata con mia figlia o leggere un bel libro, come II resto di niente di Striano».

Perché oggi la gente parla male dei politici?

«Prima la politica era forte e nessuno osava parlare male dei potenti. Oggi ce questo luogo comune perché la politica è debole, e la responsabilità è dei parlamentari. Bisogna che la politica recuperi il ruolo centrale nel paese».

Chi è secondo lei il politico più seduttivo, il più spiritoso, il più elegante?

«In generale, non mi presto a queste graduatorie, credo siano uomini con tanti pregi e difetti. Ormai siamo abituati a vedere i politici fare qualunque cosa in televisione, a volte esagerano e questo non è necessariamente un segno di simpatia. Posso dire che Fassino con quel suo aspetto austero, quasi calvinista, fa sorridere, Bertinotti e Berlusconi sono molto seduttivi, lo è anche Mastella, Tremonti è un battutista spiritoso pur non sembrandolo…».

Da lei i politici affrontano anche argomenti personali: il Presidente del Consiglio Berlusconi ha parlato della sua malattia.

«Quando gli ho chiesto davanti alle telecamere se aveva il cancro, ho sentito in studio una grande tensione. Credo che non ci sia nulla di cui non si possa parlare. Certo, un conto è dire se Berlusconi ha fatto il trapianto, altro è parlare di una malattia, ci vuole grande rispetto. E siccome qualche giornale aveva scritto in campagna elettorale che aveva poco da vivere, glielo ho chiesto a bruciapelo e ho apprezzato la franchezza della sua risposta».